domenica 28 agosto 2016
venerdì 5 settembre 2014
Mostra in villa
'Vedute Venete, una mappa in porcellana’ e Veneto Concertante
al Relais Barco Zonca – 11 settembre 2014
‘Mostra Vedute Venete, una mappa in porcellana’
e
Veneto Concertante
e
Veneto Concertante
al Relais Barco Zonca ad Arcade
11 settembre 2014
La mostra sarà aperta a partire dalle ore 17.00,
il concerto sara’ alle ore 20.45
il concerto sara’ alle ore 20.45
Al Relais Barco Zonca all’insegna del viaggio: l’11 settembre
si terra’ l’inaugurazione della mostra ‘Vedute Venete, una mappa in
porcellana’ alle ore 17.00, a seguire, alle ore 20.45, Veneto
Concertante vi condurra’ in un viaggio musicale in Europa tra ‘600 e
‘700 con L’Ensemble Il Terzo Suono.
“VEDUTE VENETE, UNA MAPPA IN PORCELLANA”
è un tributo alle ricchezze artistiche, naturali e culturali del
patrimonio veneto proposte in un servizio da tavola in porcellana, alla
cui realizzazione sono occorsi molti anni di lavoro.
Dire “servizio da tavola” non dà immediatamente l’idea dei 170 pezzi diversi l’uno dall’altro che ritraggono i sette capoluoghi di provincia
e ciò che attiene ad ognuno di essi: Venezia con la Basilica di S.
Marco, la Basilica della Salute, il Ghetto Ebraico, Portogruaro e
Concordia Sagittaria, la Basilica del Santo a Padova, i Casoni
(abitazioni rurali del basso Padovano), Verona con l’Arena e uno scorcio
di affresco del Pisanello interno alla Basilica di Santa Anastasia ,
Malcesine e la Villa Veneta Bertoldi a Negrar, Vicenza con la Basilica
Palladiana e tutte le sue Ville Venete, Asolo, Castelfranco, Conegliano,
Oderzo e Motta di Livenza a formare la costellazione della Marca
gioiosa, l’Abbazia di Follina e tutte le altre Certose che sono state
storicamente e culturalmente determinanti nel Veneto, Rovigo, Adria con
la Villa Badoer “La Badoera” di Fratta Polesine, il Po e il suo Delta,
Belluno con il Palazzo dei Rettori, Palazzo Manzoni ad Agordo che è la
Villa Veneta più a nord d’Italia, Feltre e le Dolomiti.
Una visione insolita ed enciclopedica delle bellezze venete.
La scelta di tracciare una mappa in porcellana di luoghi topici dell’identità veneta, prediligendo questo supporto materiale agli altri, nasce dalla volontà di coniugare la sapienza artigianale all’immortalità dell’arte, la ricercatezza estetica all’oggetto di uso comune, la visione originale alla tradizione locale.
Lo strumento della tecnica usata è il pennino che pur essendo stato inventato nell’Ottocento, ripropone tuttavia il segno grafico settecentesco, seguendo i criteri dell’incisione: poiché il colore usato è uno, il chiaroscuro e la profondità sono ottenuti dall’intersezione delle linee.
La visione originale del patrimonio locale è frutto di una ricerca altrettanto laboriosa e dettagliata, che ha portato ad inserire nella mappa delle ricchezze venete anche elementi apparentemente insoliti ma altrettanto caratteristici, quali un capannone industriale e un vigneto alla “Bellussi”, tipica tecnica di impianto locale.
Lo strumento della tecnica usata è il pennino che pur essendo stato inventato nell’Ottocento, ripropone tuttavia il segno grafico settecentesco, seguendo i criteri dell’incisione: poiché il colore usato è uno, il chiaroscuro e la profondità sono ottenuti dall’intersezione delle linee.
La visione originale del patrimonio locale è frutto di una ricerca altrettanto laboriosa e dettagliata, che ha portato ad inserire nella mappa delle ricchezze venete anche elementi apparentemente insoliti ma altrettanto caratteristici, quali un capannone industriale e un vigneto alla “Bellussi”, tipica tecnica di impianto locale.
Giovedi 11 settembre Veneto Concertante, il festival musicale itinerante nelle Province del Veneto, ci condurra’ in un VIAGGIO MUSICALE IN EUROPA TRA ‘600 e ‘700 con L’Ensemble Il Terzo Suono,
gruppo internazionale fondato in Slovenia nel 2005 che prende il nome
dal “terzo suono” scoperto da Tartini, nato proprio a Pirano nel 1692. L’Ensemble Il Terzo Suono
e’ formato da cameristi e membri di varie orchestre europee. Nelle sue
interpretazioni utilizza anche strumenti barocchi e accompagna famosi
solisti in vari festival. Il Terzo Suono si esibisce regolarmente con
solisti molto noti quali Sergio Azzolini, Giuliano Carmignola,
Christophe Coin e altri.
Il programma del concerto
C. Ph. E. Bach (1685-1750)
Trio Sonata in re minore H 569
per due violini e b. c.
Adagio – Allegro – Largo – Vivace
G. Tartini (1692–1770)
Trio Sonata in Re magg.
op. 8 n. 4 D 10
Andante – Allegro
I. Posch (? – 1623)
Musicalische Ehrenfreudt 1618
G. Tartini
Sonata in sol min. op. 2 n. 1
per violino e b. c.
Largo – Allegro – Allegro Assai
A. Vivaldi (1678-1741)
Trio Sonata in re min. op. 1 n. XII
“La Follia”
Adagio – 19 Variazioni
G. B. Pergolesi (1710-1736)
Concerto in Sol magg.
per flauto e archi
Spiritoso – Adagio – Allegro spiritoso
Trio Sonata in re minore H 569
per due violini e b. c.
Adagio – Allegro – Largo – Vivace
G. Tartini (1692–1770)
Trio Sonata in Re magg.
op. 8 n. 4 D 10
Andante – Allegro
I. Posch (? – 1623)
Musicalische Ehrenfreudt 1618
G. Tartini
Sonata in sol min. op. 2 n. 1
per violino e b. c.
Largo – Allegro – Allegro Assai
A. Vivaldi (1678-1741)
Trio Sonata in re min. op. 1 n. XII
“La Follia”
Adagio – 19 Variazioni
G. B. Pergolesi (1710-1736)
Concerto in Sol magg.
per flauto e archi
Spiritoso – Adagio – Allegro spiritoso
Ensemble “Il Terzo Suono”
Jasna Nadles, flauto
Lavard Skou Larsen, violino
Iveta Schwarz, violino
Milan Vrsajkov, violoncello
Konstantin Hiller, cembalo
Jasna Nadles, flauto
Lavard Skou Larsen, violino
Iveta Schwarz, violino
Milan Vrsajkov, violoncello
Konstantin Hiller, cembalo
In collaborazione con il Tartini
Festival di Pirano (Slovenia)
Festival di Pirano (Slovenia)
Biglietti e info:
€ 12,00 interi – Gratuito fino a 12 anni
€ 10,00 ridotti (12-25 anni e oltre i 70)
€ 12,00 interi – Gratuito fino a 12 anni
€ 10,00 ridotti (12-25 anni e oltre i 70)
Hotel Relais Barco Zonca
Via Traversi 29 – Arcade Treviso Tel. +39 0422.720078 info@relaisbarcozonca.com www.relaisbarcozonca.com |
mercoledì 26 giugno 2013
Articolo
Si ringrazia l'associazione Trevisani nel mondo che ha pubblicato un articolo sulla mostra "VEDUTE VENETE, una mappa in porcellana" nel proprio giornale a diffusione internazionale: http://www.trevisaninelmondo.it/Home/tabid/36/Default.aspx
giovedì 21 febbraio 2013
mercoledì 6 giugno 2012
martedì 22 maggio 2012
“Nell’arte non c’è nulla di più antico di un vaso in terracotta…”
Nulla come la terracotta può raccontarci la quotidianità vissuta tra oggetti indispensabili, il bisogno di continuità della civiltà affinché valori e tradizioni sopravvivano. Basti pensare alle anfore di terracotta di Qumran, conservanti ostraka e papiri antichissimi con impressi la prima versione della Bibbia e l’indispensabile piacere del Bello.
Terra, aria, acqua e fuoco, gli elementi che costituiscono la vita, attraverso l’opera dell’uomo prendono forma nella materia in un meraviglioso viaggio di scoperta dei luoghi e della storia.
Marco Polo nel 1295 reca dalla Cina un piccolo vaso bianco, tuttora conservato nel Tesoro di San Marco a Venezia. Dal XV secolo furono pochi e venerati come gemme gli esemplari di porcellana cinese introdotti in Europa esclusivamente nelle grandi corti. Nel corso della storia successiva alla sua scoperta si ebbero vari tentativi di riprodurre la perfezione di questo prodigioso materiale, la porcellana, ma solo nel 1700 ad opera di un chimico tedesco fu creato il primo esemplare europeo. Alla base del suo colore bianco v’era il segreto, quasi romanzesco, dell’orientale kao ling, ossia del caolino.
Alchimia, disciplina, estetica ed applicazione metodica rappresentano gli ingredienti fondamentali che consentono all’artista-artigiano che ne sappia dominare umilmente le tecniche di giungere a risultati unici ed irripetibili.
La peculiarità delle porcellane di Meissen, ad esempio, è la trasparenza dei soggetti, ottenibile procedendo per velature di colore applicate in più riprese, in modo tale che il segno della pennellata non risulti evidente, esaltando, al contrario, la lucentezza complessiva della composizione. La scelta dei soggetti è coerente col periodo storico di riferimento, il Settecento, coi motivi floreali riconducibili alla passione per la botanica, sinonimo di nuova conoscenza scientifica.
L’itinerario e la curiosità che contraddistinguono il percorso formativo di Doriana Cei la conducono al confronto con un materiale di particolare interesse per la genealogia delle tecniche: la maiolica, che consiste nel decoro di piastre in terracotta successivamente immersa in smalti stanniferi e quindi cotta. Qui l’artista esprime la sintesi del proprio percorso unendo tutti gli elementi con particolare accortezza. La luce e la trasparenza dei soggetti trascendono la materia porosa ed ostica per approdare ad un risultato di grande valore artistico, ovvero a quel punto dove ci si misura con ciò che convenzionalmente non si può ottenere e si scopre l’unicità del risultato. Di particolare risalto nell’evoluzione di Doriana Cei è la tecnica del ‘pennino’ che, inventato nell’Ottocento, ripropone il segno grafico settecentesco secondo i criteri dell’incisione. La sua peculiare caratteristica è riscontrabile nella capacità di rendere la profondità mediante la sapiente intersezione di linee che determina il gioco di luce ottenuto nel chiaroscuro.
In questa cornice si inscrive l’opera più significativa, il servizio dedicato al Veneto che radicalizza il rapporto tra percorso formativo dell’artista, quale mezzo proprio per esprimersi e l’invito alla scoperta dei luoghi come dimensione condivisibile, patrimonio dell’umanità. La proposta muta nuovamente ed approda ad una tecnica originale e di grande effetto visivo con la riproduzione su grandi piatti circolari in ceramica dei disegni dei pavimenti della Basilica di San Marco e delle chiese veneziane, arricchiti dalla preziosità dell’oro zecchino dai sapori bizantini.
La sperimentazione che Doriana Cei compie in linea con il sogno antico degli alchimisti, ovvero la trasformazione di materiali grezzi in oro, si concretizza così nella rappresentazione delle chiese veneziane su piastre di porcellana. Mediante il sapiente dominio tecnico dei materiali e la capacità di trasferire l’intuizione in immagine nostalgica è possibile sintetizzare l’atmosfera di decadente magnificenza della città di Venezia. La luce che, nel corso della giornata, colpisce la piastra decorata in oro zecchino con angolatura sempre diversa sprigiona riflessi che donano movimento e vita propria alla composizione, combinando al piacere della vista quella assoluta unicità tecnica, sintesi di estro creativo e ricerca sensibile.
Per esplicare le sperimentazioni e gli esiti del lavoro di Doriana Cei riesce spontanea l’associazione con un grande personaggio della storia locale e mondiale, Marco Polo, che intraprese itinerari che lo condussero ad incredibili scoperte, così come nelle intenzioni dell’artista s’intuisce il piacere del viaggio e della ricerca oltre i limiti materiali.
Enrico Mattiussi
Una MAPPA in porcellana
Srotolare una mappa sul tavolo è un gesto dal sapore antico, che richiama alla mente quattrocentesche avventure di conquista per terra o per mare, segno tangibile di un sapere che diventa potere.
L'origine della parola mappa va ricercata nella Roma antica, dove stava ad indicare un panno di lino utilizzato come tovagliolo nelle tavole patrizie, e breve fu il passo che nel rituale liturgico cristiano la portò a designare il telo che ricopre l'altare. Nel tardo Impero mappa diventò l'editto pubblico scritto su tela, indice di ufficialità ed immutabilità, tanto che il termine fu preso a prestito dagli agronomi del tempo per indicare ogni rappresentazione grafica di un terreno, eseguita anch'essa su tessuto. Da qui l'uso moderno del termine.
Il legame tra tavolo-telo-mappa ha dunque radici lontane, e ci porta in eredità un'interessante commistione tra potere e quotidianità, tra conoscenza e materia, tra segno e terreno.
Rispondendo al richiamo di questa eredità, Doriana Cei ha creato un'opera unica che non ha precedenti né eguali, ma che racchiude in sé tutti questi elementi.
In VEDUTE VENETE si ritrova la familiarità del tavolo a cui si pranza, unito alla concreta presenza del piatto quotidiano. Un piatto che però è fatto di materia preziosa - la porcellana, ‘oro bianco’ - , che richiama l'agio e la signorilità di chi in epoche antiche dominava su terre e mari.
Il vero scarto di originalità compiuto da Doriana Cei tuttavia sta tutto nella scelta dei soggetti ritratti. VEDUTE VENETE è la mappa delle ricchezze del territorio, note o meno note, che spazia dalle ville ai mulini, dalle abbazie alle piazze di mercato, dai castelli ai fiumi. Più di 170 luoghi ritratti in dettaglio, chilometri di segno grafico che guidano lo sguardo a rivalutare la geografia nel prodigio dell'arte. Come ogni mappa, è un dono utile perché ci dice dove siamo e dove possiamo andare.
VEDUTE VENETE però è anche una mappa preziosa, non tanto o non solo perché fatta di pezzi unici, piuttosto perché - a differenza di altre mappe - nel momento in cui ci rivela la bellezza del luogo in cui stiamo, ci ricorda da dove veniamo.
Lisa Mattiussi
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